FALLIMENTO Giustizia, Leggi, Legislatori, Giudici, BuonSenso

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FALLIMENTO Giustizia Totale, per Leggi e Legislatori, gestite da Giudici che sono carenti o privi di Buonsenso. Naturalmente ne pagano la disfatta i comuni cittadini.

(agg.ato) Domenica 4 agosto ’19  h 09.51.

4 agosto 2019

Ho avuto modo di conoscere questa vicenda grazie a Radio24

http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/storiacce/puntate

Condannato ingiustamente per un omicidio mai commesso, quello di Lorenzo Fersurella, ammazzato a San Giorgio Jonico il 10 ottobre 1995, dopo ventuno anni di galera è stato riconosciuto innocente grazie alla revisione del processo, in cui hanno fermamente creduto i suoi avvocati, Salvatore Maggio e Salvatore Staiano. Ma non sappiamo che già un’altra volta Massaro è stato vittima di un altro clamoroso errore giudiziario, perché ritenuto l’autore di un altro omicidio, quello di Fernando Panico, avvenuto a Taranto nel 1991. Anche allora, Massaro fu arrestato, condannato a 21 anni, incarcerato per un anno e poi giudicato definitivamente innocente e risarcito dallo Stato con 10 milioni di lire.

Il MASSACRO della Giustizia –

Per una intercettazione telefonica in cui diceva alla moglie, in dialetto, “tengo stu muert”, cioè “ho questo morto, questo peso morto”, un Bobcat che trasportava nel carrello agganciato all’auto e che doveva lasciare prima di andare a prendere suo figlio per accompagnarlo a scuola».

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27 luglio 2019

Fallimento Giustizia

Lotfi Torkhani, cittadino italiano di origine tunisina, dovrà pagare una sanzione di 622 euro, che potrebbe salire fino 883 se l’importo non verrà saldato entro sessanta giorni. Il 45enne dovrà inoltre ripristinare la banchina com’era prima dei lavori di riparazione dal lui compiuti.

https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/veneto/rovigo-multato-per-aver-riparato-il-marciapiedi_3222481-201902a.shtml

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26 aprile 2019

Fallimento Giustizia in tracollo mentale!

Multa da 1.436 euro per aver abbellito un’aiuola che fa parte del suolo comunale. Protagonista della vicenda una donna di Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza. Il Comune ha deciso di sanzionarla per occupazione abusiva di suolo pubblico protratta nel tempo. Irene Martinello, una fiorista, ha risistemato l’area verde che “era infestata dalle erbacce, sporca e usata come latrina da alcuni proprietari di cani”.

https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/veneto/bassano-decora-l-aiuola-maximulta-di-1-436-euro-del-comune_3204055-201902a.shtml

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22 marzo 2019

La Legge NON è Uguale per Tutti sopratutto in caso di ciclo mestruale o di andropausa di giudici che in quelle condizioni emettono sentenze criminali. Evidente il Fallimento GIustizia

  • Il verdetto di primo grado aveva concesso ai tre figli di Marianna Manduca un risarcimento perché la magistratura non aveva fatto abbastanza per proteggere la loro mamma. In appello, come riporta Il Corriere della Sera, è stato invece chiesto loro di restituire tutto. La Corte, infatti, ritiene che a nulla sarebbe valso sequestrare a Saverio Nolfo, condannato a 21 anni per l’omicidio della moglie, il coltello con cui l’ha uccisa “dato il radicamento del proposito criminoso e la facile reperibilità di un’arma simile”.

“Incredula e indignata” di fronte a tale sentenza la vicepresidente della Camera e deputata di Forza Italia, Mara Carfagna. “La Corte d’Appello – sottolinea – dice quindi agli orfani, e a tutti noi, che quel femminicidio non poteva essere evitato, denunciare i violenti è vano. Ci auguriamo che la Cassazione ripristini legalità e giustizia”.

https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/sicilia/-il-marito-l-avrebbe-uccisa-lo-stesso-annullato-il-risarcimento-ai-tre-figli-minorenni_3198366-201902a.shtml

Dodici denunce sporte nei confronti del marito per violenze, soprusi, minacce non erano servite a placare la furia di Saverio Nolfo, manovale.

Dopo la separazione, Marianna Manduca, 32 anni, in lotta per riavere con sé i tre figli (che erano stati assegnati al coniuge), aveva continuato a subire vessazioni e botte. E quel marito violento era stato denunciato per ben dodici volte. Dopo l’uxoricidio, il Tribunale di Caltagirone affidò i tre bambini ad un cugino della donna, Carmelo Calì, imprenditore edile residente a Senigallia, che aveva incaricato un legale di chiedere al ministro della Giustizia un’ispezione negli uffici giudiziari di Caltagirone, per capire come mai quelle dodici denunce fossero rimaste senza conseguenze.

https://www.lasicilia.it/news/catania/88506/io-con-questo-ti-uccidero-la-cronaca-di-un-delitto-annunciato.html

Il seguente è un messaggio scritto sotto il video da Maria Calendano

“Non riesco ancora a capire come possa una donna intelligente, istruita amante della vita a finire in inaugurale trappola. Credo che tutto inizi da quella caratteristica che contraddistingue le donne che è quella di madre o di quasi missionaria. La missione di poter cambiare un animale (con il dovuto rispetto per questo ultimi) in un uomo. Credo che la donna debba smetterla di fare la “crocerossina”. Debba amare in primis se stessa ed il frutto del proprio grembo (che è comunque se stessa) ed allontanare da se la mela marcia. Nel caso di Marianna i bimbi sono tre. Tre bambini destinati a diventare più o meno come il padre:mele marce. Lei tardi, quando ha capito che il marito era irrecuperabile ha cercato di fare la differenza. Peccato che sia restata sola. Il mondo è ancora molto maschio e negligente. Ma per fortuna ci sono le eccezioni come il cugino di Marianna. A Monte di tutto credo ci siano sempre le madri a compiere miracoli o meno.”

“Denunce a perdere. Marianna Manduca e la condanna civile dei Pubblici Ministeri negligenti. 12 denunce disattese che hanno causato la morte di Marianna per mano del marito. La condanna è per responsabilità civile del Magistrato, fatto eccezionale e dopo traversie, dove a pagare sarà lo Stato e non il Magistrato, in quanto i fatti sono antecedenti all’entrata in vigore della legge sulla responsabilità civile. Lo Stato, comunque, se si si rivarrà sul suo dipendente, sarà rimborsato dall’assicurazione per responsabilità civile che i magistrati hanno stipulato per poche decine di euro annue. Assicurazione valida anche come strumento risarcitorio post riforma. Come dire: Si nasce senza volerlo. Si muore senza volerlo. Si vive una vita di prese per il culo. La condanna non è per omissione d’atti di ufficio. La condanna non è per omicidio colposo o per concorso in omicidio volontario con dolo eventuale, in quanto l’evento dannoso o pericoloso, da cui dipende la esistenza del reato, è conseguenza della sua azione od omissione. Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo (art. 40 c.p.). La procura di Caltagirone (genericamente il capo dell’ufficio all’epoca dei fatti, Onofrio Lo Re, che nel frattempo è morto) è stata infatti condannata da tre giudici messinesi, due donne e un uomo, della corte d’Appello di Messina. Si tratta della presidente Caterina Mangano, Giovanna Bisignano e Mauro Mirenna, che hanno riconosciuto il danno patrimoniale condannando la presidenza del Consiglio dei ministri al risarcimento di 260mila euro, e riconoscendo l’inerzia dei magistrati dopo una lunga trafila giudiziaria. L’azione legale di Carmelo Calì, lontano cugino della donna uccisa che ha oggi adottato i tre figli maschi (15, 13 e 12 anni) è iniziata cinque anni fa. Il processo infatti ha dovuto passare un giudizio di ammissibilità, richiesto nel caso di responsabilità dei magistrati. L’ammissibilità della richiesta era stata rifiutata dal tribunale di Messina, poi dalla corte d’Appello fino alla Cassazione che ha bocciato le corti messinesi. Solo dopo la sentenza della corte di Cassazione, dunque, che ha accolto la richiesta dei legali Alfredo Galasso e Licia D’Amico, il processo ha avuto inizio e il 7 giugno il tribunale di Messina ha depositato la sentenza riconoscendo la responsabilità negli ultimi sei mesi di vita di Marianna della magistratura. La donna aveva 35 anni quando fu uccisa da sei coltellate al petto e al torace sferrate dal marito Saverio Nolfo, all’epoca trentasettenne, adesso in carcere, condannato a vent’anni per l’omicidio. Lei era geometra e lavorava presso uno studio privato mentre lui era disoccupato e tossicodipendente. I giudici di Messina hanno riconosciuto il danno patrimoniale derivato dal fatto che i tre figli non hanno più goduto dello stipendio della madre: “Siamo parzialmente soddisfatti, ricorreremo in appello: c’è un danno morale che a Messina non è stato riconosciuto soltanto perché all’epoca la legge sulla responsabilità della magistratura era diversa ma non è un caso che sia stata modificata e che non riguardi più soltanto la limitazione della libertà personale”, ha concluso Galasso. Manuela Modica “La Repubblica” 13 giugno 2017. A cura del dr Antonio Giangrande. Scrittore, sociologo storico, giurista, blogger, youtuber, presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie ONLUS. 099.9708396 – 328.9163996 Leggi i libri e le inchieste su www.controtuttelemafie.it Promuovi il tuo territorio su www.telewebitalia.eu”

 

 

 

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