Dopo Natuzza Evolo – Calabria – Donna con le stimmate

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I "Segni" sulle mani della mistica calabrese     Umile e discreta testimone della sofferenza cristiana.
Senza pubblicità sui giornali, lontana dalle telecamere e dai rotocalchi.
Non vuole che venga mostrato il suo volto, sempre e costantemente roseo, sereno, carico di un misticismo che sa d’accettazione per quel che nella Settimana di Passione le accade. (di Franco Vallone)  … ***

(agg.to) Lunedì 8 aprile ’19  h 09.07

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8 aprile 2019

 

Fortunata Evolo, detta Natuzza, nata il 23 agosto 1924 a Mileto e morta il 1 novembre 2009 a Mileto

Conosciuta ed amata ed in alcuni adorata, in molti paesi del Mondo. Come già scritto precedentemente, ho avuto modo di conoscerla personalmente nella sua casa a Mileto. Personalmente fu deludente l’incontro avuto con lei, riconoscendo cortesia ed  ospitalità ricevute da lei allora. Premesso che non scattò allora e rivivendo l’incontro oggi, riconfermo delusione e critico suo modo di approcciarsi al “viandante” in verca di risposte.

https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/calabria/iniziata-la-causa-di-beatificazione-per-natuzza-la-mistica-con-le-stimmate_3201508-201902a.shtml

 

 

 

 

 

 

 

Ho ascoltato decine di interviste, testimonianze, rispetto il credere altrui ma vorrei sia ricambiato con la stessa libertà verso chi NON crede al “Teatro” costruito intorno a lei.

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4 prile 2010

*** Vive in un paese del Vibonese, in una casa dignitosa ed accogliente nella sua modestia, meta silente, ogni anno, già da oltre un ventennio, di fedeli in pellegrinaggio. Ogni Pasqua di più: prima decine, poi centinaia, ora migliaia. Da ogni interstizio della Calabria, e anche oltre.
Lei non parla, e chiede che di lei non si parli.
Chiede che non si scriva il suo nome, né quello del luogo in cui vive.

Del suo caso si era interessato anche Piero Vigorelli, giornalista e grande studioso della vita di Natuzza Evolo, per “Vite straordinarie”.
Lei, la nuova mistica, si rifiutò, però, di firmare la liberatoria.
Ma la voce dilaga, si spande. E chi sa, oggi, bussa alla porta della sua dimora, per vedere e baciare le sue stimmate. Chiunque viene accolto, purché animato da fede cristiana. Tra i pellegrini anche fotografi, cineoperatori, medici, psicologi, giornalisti e sacerdoti, che diventano così testimoni della sua sofferenza, intima ma visibile, collettiva, tangibile anche attraverso i segni che si manifestano ritualmente sulle sue mani e sul suo corpo.

E’ una donna normale, di sessantun anni, sposa normale, madre Dopo Natuzza altra donna con i "Segni" della Fedenormale, detentrice umana, una volta l’anno, di lacerazioni – allo stato inspiegabili – che richiamano la simbologia cristiana: croci, grani di rosario e altri disegni sacri si materializzano sulla sua pelle attraverso rivoli di sangue.

La sua rituale estasi della passione, con la puntualità di un orologio biologico, si manifesta ogni Venerdì Santo alle ore 15.00, così come le sacre scritture riportano della morte del Cristo.
Dopo lunghi, intensi minuti di uno stato di coscienza simile alla morte, dove si ritrova a condividere, nei territori del Golgota, insieme all’Addolorata e alla Maddalena, la condizione di dolore per il Martirio del Dio umano si rianima molto lentamente e racconta a tutti i presenti, con voce flebile e stanca, del suo viaggio, delle sue visioni, dei suoi incontri estatici, dei messaggi ricevuti, dei luoghi e dei templi del sacro visitati.

Poi, pian piano, si riprende, riacquista le forze e a sera riprende la vita di sempre con i suoi rituali processionali della Settimana Santa, i suoi canti nelle processioni dietro icononografie sacre, i santi, il Cristo e le madonne ammantate di nero, le messe e la sua cristianità di sempre.
Rifugge dall’autoreferenzialità e sceglie la via dell’umiltà, non offre consigli ma accoglienza. Chiede fede in Dio, non devozione a se stessa.

Una Pasqua di sofferenza per la mistica calabrese  La Chiesa, dal canto suo, sa. La Diocesi di Mileto, Nicotera e Tropea, forse segue già con attenzione la nuova mistica, che vive in un territorio impregnato di fede e devozione, nel ricordo imperituro di Natuzza Evolo, «l’umile verme della terra» il cui trascendentale mistero la scienza non è mai riuscita a spiegare.
Mamma Natuzza è scomparsa il giorno di Ognissanti, lasciando un vuoto incolmabile in una fiumana di fedeli, parte dei quali, oggi, riscopre un anfratto di spiritualità nel quale trovare ristoro per l’anima e la fede.
Lei non è Natuzza, non vuole esserlo, così si chiude nella sua modestia e nel silenzio di un’anonimato che solo la Chiesa, riconoscendone il mistero, potrà svelare.
Franco Vallone
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Ringrazio il giornalista F. Vallone per avermi fatto pervenire il suo articolo e le foto che vedete nel medesimo. E’ stato un bellissimo regalo pasquale!

 

 

 

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