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Il fantasma della Donna decapitata – Luisa Sanfelice

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La bella Luisa Sanfelice, destinata a tragica fineC’era una volta… Tanto tempo fa, in una modesta famiglia napoletana, nasce Luisa  (Napoli 1764).

E’ una bimba bellissima, cresce amata e serena, circondata dall’amore dei genitori. La madre, donna colta ed astuta, educa Luisa con affetto e tante speranze di trovarle un buon partito, al di fuori dell’ambiente militare.                            






Il padre è un ufficiale dell'esercito borbonico, abituato alle rigide regole dell’esercito, che applica anche con la figlia, alla quale come tutti i giovani, Luisa si ribella.

Ancora adolescente, incontra il nobile Andrea Sanfelice, chi dice casualmente, altri dicono a seguito di un piano strategico della madre, sempre ferma nell’intento di sposare la figlia ad un ricco civile, lontano da armi, guerra e vita militare. I due giovani si innamorano follemente e nel 1781 si sposano.

La vita dei neo sposi, scorre tra feste e lussi, attirando le antipatie di molti nobili del posto. Andrea, rimane estraneo alla vita politica, diventando vulnerabile alle invidie ed alle trame di corte.
Spese eccessive, affari azzardati, il loro amore sbandierato in ogni occasione, li rende facile bersaglio delle ire del re. I debiti crescono tanto da rischiare la bancarotta. Nel 1788, il re ordinò ai Sanfelice di ritirarsi in campagna, mentre i loro beni venivano affidati a un amministratore.
Nonostante questo, Luisa e Andrea continuarono ad amarsi a discapito delle trame di corte, tant’è che nel 1791 i coniugi furono separati d'autorità e rinchiusi in convento.

Gli anni passano, la bella storia d’amore si consuma tra solitudine, invidie e trame oscure. Luisa Sanfelice ha 35 anni (1799) quando ritorna Napoli. La città è in fermento, si sta preparando la rivolta, pochi mesi prima dello scoppio della rivoluzione.

E’ una splendida donna, ma sola ed in cerca di ritrovare l’amore di cui è stata defraudata. Il carattere ribelle, il desiderio di recuperare il tempo perso tra le mura del convento, l’avvicinano ai ribelli, tanto da coinvolgerla negli avvenimenti della Repubblica Partenopea.
Il vuoto affettivo lasciato dal nobile Andrea, Luisa lo sostituisce con relazioni amorose pericolose, come il repubblicano Ferdinando Ferri (o secondo alcuni il futuro storico della rivoluzione partenopea Vincenzo Cuoco).
Luisa Sanfelice durante la prigionia
Per una serie di contraddizioni ed anomalie storiche, Luisa Sanfelice fu suo malgrado, prima esaltata come “madre e salvatrice della patria”, ma dopo la caduta della Repubblica e la restaurazione borbonica, fu a sua volta processata e condannata a morte.

Si finse incinta e la sentenza fu rinviata di un anno. Ma il suo inganno venne scoperto ed il patibolo l’attendeva implacabile. Nonostante l'intercessione della principessa Maria Clementina, fu giustiziata sulla piazza del Mercato di Napoli (ripristinando una consuetudine ormai caduta in disuso) mediante decapitazione l'11 settembre 1800.

Gli ultimi istanti di vita di Luisa Sanfelice furono raccontati da Alessandro Dumas padre, nel suo romanzo "La Sanfelice."
Nell'ultima pagina, (estrapolata dal libro Nero Napoletano di Marcello D'Orta), vengono descritti gli ultimi attimi di vita della sfortunata Luisa.

- … Luisa capì che l'ora era giunta.
Si strappò dalle braccia del marito e fece barcollante un passo verso il boia dicendo: "Mio Dio, mi metto nelle vostre mani."
Poi cadde in ginocchio e, poggiando da sé la testa sul ceppo: "Sto bene così, signore?" chiese.
"Sì" rispose seccamente il boia.
"Non fatemi soffrire, vi prego."
Il boia, in un silenzio di morte, alzò la mannaia.
Ma, sia che la sua mano non fosse troppo sicura, sia che l'arma non avesse il peso giusto, il primo colpo produsse una larga ferita nel collo della vittima ma non tagliò le vertebre.
Luisa dette un urlo e si rialzò sanguinante battendo l'aria con le mani.
Il boia l'afferrò per i capelli che le restavano, la piegò sul ceppo e la colpì una seconda e una terza volta tra le imprecazioni della folla, senza riuscire a staccare la testa dal tronco.
Al terzo colpo, pazza di dolore, invocando l'aiuto di Dio e degli uomini, Luisa, grondante di sangue, gli sfuggì dalle mani per gettarsi in mezzo alla folla quando il boia, abbandonando la mannaia e afferrando il suo coltello da sgozzatore, bloccò la povera martire cingendola col braccio e glielo conficcò al di sopra della clavicola.
Il sangue uscì a fiotti: l'arteria era stata recisa, Stavolta la ferita era mortale.
Luisa, in un sospiro, levò gli occhi al cielo, poi si accasciò.
Era morta. –

foto fax simile, Luisa Sanfelice, vittima non della rivoluzione, ma dell’amore, criticato ed invidiato da molti, vaga ancora nella notte.
Il suo fantasma appare ogni anno, la notte tra il 10 e l'11 settembre tra piazza Mercato ed i vicoli circostanti.

Molti sono gli abitanti del quartiere, che dicono di averla vista, chi la descrive gemente ed insanguinata, con la testa ciondolante, trasformata in orrida maschera di morte chi, invece, sorridente e bellissima, che corre verso le braccia di Andrea, suo marito, unico vero amore della sua vita.

Vogliamo sperare nella seconda versione, che vede Luisa finalmente felice, insieme al suo amato per l’Eternità.



Commenti (4)add
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scritto da Lvx , gennaio 25, 2011
all'anonimo che ha scritto il commento su voglio suggerire di leggere ed informarsi di piu su luisa sanfelice.A.Dumas l'ha utilizzata per il suo romanzo "La sanfelice" che è a dir poco stupendo ma la realtà storica è ben diversa.Come scritto nell'articolo la Sanfelice non è un eroina ma una vittima dell'amore.Vittima della sua stessa inesperienza e della sua fede nell'amore cieco.A quel tempo avere un amante (o anche piu) era un vanto o addirittura una cosa normalissima fra i membri della corte guai ad non averlo quindi perfavore piano con i commenti.
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scritto da Susanna Sanfelice , dicembre 06, 2011
Caro Salvatore De Giorgi, la prego di ignorare il mio nome e leggere solo quello che ho da dirle.
Non vorrei dar l'impressione di essere di parte, ma non penso che lei fosse presente e abbia potuto assistere alla storia della mia antenata in prima persona. La prego, quindi, di tenere per sé i suoi commenti volgari e di parlare, la prossima volta, solo se in possesso di dati assolutamente certi. Saluti.

Susanna.
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scritto da emy , gennaio 09, 2012
poverina!!!smilies/cry.gifsmilies/cry.gifsmilies/cry.gif
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